Il fiume Bisenzio che attraversa la piana fiorentina all'altezza di Capalle
Il Bisenzio a Capalle — foto: Massimilianogalardi · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva qui per Firenze tende a considerare la piana come un'area di servizio: capannoni, superstrade, centri commerciali. È una lettura parziale. La piana ha una geografia precisa, e capirla aiuta a orientarsi molto più di qualsiasi mappa.

Una conca chiusa

Firenze e la sua piana stanno in una conca, delimitata a nord-ovest dal Monte Morello — l'unico rilievo dell'area che si possa chiamare montagna — e a est dal colle di Fiesole. Il Morello è diviso fra i comuni di Sesto Fiorentino, Calenzano e Vaglia, ha il Poggio all'Aia come cima più alta a 934 metri, ed è protetto con il massimo grado di tutela previsto dalla normativa regionale.

La conca ha una conseguenza pratica che si sente sulla pelle: d'estate l'aria ristagna e il caldo si accumula. È il motivo per cui Firenze in luglio è più afosa di quanto la latitudine lascerebbe pensare.

Due fiumi

L'Arno attraversa la piana da est a ovest e passa da Signa, dove il letto si allarga. Da nord scende il Bisenzio, che raccoglie fra gli altri il torrente Marina e attraversa Campi Bisenzio — proprio alla confluenza fra Marina e Bisenzio sorge Villa Montalvo, che infatti si chiamava in origine villa alla Marina.

Terra d'acqua, prima delle bonifiche

Prima degli interventi dell'uomo questa era una zona umida: un sistema di paludi e specchi d'acqua che funzionava da valvola di sfogo per le piene dell'Arno. Ne restano lembi riconoscibili, e il più bello è il parco del Neto, fra Sesto Fiorentino e Calenzano: un'area umida sopravvissuta grazie alla posizione, a ridosso dei primi contrafforti del Morello, che ne favorì la trasformazione in giardino romantico di una villa patrizia invece che in campo coltivato.

Anche il parco dei Renai a Signa, sull'Arno, appartiene a questa stessa famiglia di paesaggi: acqua ferma, canneti, prati.

Il paesaggio industriale, che fa parte della storia

La piana non è solo ville e zone umide: è anche uno dei distretti produttivi storici della Toscana. Sesto Fiorentino ha la manifattura di porcellana di Doccia, Prato — poco più a ovest — è la capitale italiana del tessile, Signa ha avuto la lavorazione della paglia. I capannoni che si attraversano guidando non sono un incidente del paesaggio: sono la continuazione di una vocazione manifatturiera vecchia di secoli.

Questo spiega anche perché la piana sia così densamente abitata rispetto alle colline intorno: qui c'era il lavoro, e attorno al lavoro sono cresciuti i paesi.

Le acque, ieri e oggi

Il rapporto fra questa pianura e l'acqua non è mai finito. Le bonifiche hanno reso coltivabile e poi edificabile un territorio che per sua natura raccoglie le piene, e la gestione idraulica resta un tema attuale. I lembi di zona umida sopravvissuti — il Neto, le aree lungo l'Arno a Signa — sono al tempo stesso relitti storici e casse di espansione naturali.

Come si legge il paesaggio in auto

Guidando fra Sesto, Campi Bisenzio e Signa si attraversano in pochi chilometri tutti questi strati: il pedecolle delle ville, i paesi storici, il tessuto industriale, i corsi d'acqua, le aree verdi. È un paesaggio stratificato più che bello nel senso cartolina — ma una volta che si è imparato a leggerlo diventa parecchio più interessante della campagna da calendario.

Perché i Medici stavano qui

La fascia pedecollinare fra la piana e il Morello — la zona di Castello, della Petraia, di Careggi — è dove i Medici costruirono le loro ville: abbastanza vicina a Firenze da raggiungerla in poco tempo, abbastanza alta da sfuggire all'umidità della pianura e da godere della vista. La stessa logica per cui, oggi, conviene dormire da questa parte e scendere in città quando serve.

Un modo per vederla tutta insieme: salire sul Monte Morello in una giornata limpida. Da lassù la conca si legge come una mappa in rilievo, con i fiumi, i paesi e Firenze in fondo.

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