Chi arriva a Sesto Fiorentino se ne accorge subito: alle spalle del paese la piana finisce di colpo e comincia a salire. Quel rilievo è il Monte Morello, l'unica elevazione della conca fiorentina che si possa chiamare montagna, divisa fra i comuni di Sesto Fiorentino, Calenzano e Vaglia.
Tre cime e molto bosco
Le vette principali sono il Poggio all'Aia, che è la più alta con i suoi 934 metri, il Poggio Casaccia e il Poggio Cornacchiaccia; più in basso stanno il Poggio Trini, il Poggio al Giro e il Monte Rotondo. Viste da lontano le tre punte hanno una forma che ricorda quella dei vulcani, ma è solo un'illusione: la natura di queste montagne non è vulcanica.
Il massiccio è delimitato a ovest dalla Val di Marina, ai piedi dei Monti della Calvana, e a est dalla valle del Mugnone, sotto il colle di Fiesole. Il patrimonio boschivo è ampio e ben conservato: proprio per questo il territorio rientra fra le aree protette con il massimo grado di tutela previsto dalla normativa regionale.
Camminarci
Il Morello è una montagna da escursione breve, non da spedizione: le partenze si trovano appena sopra l'abitato e i sentieri sono segnati. La ricompensa è il panorama sulla conca fiorentina, che si apre man mano che si sale e mette in fila la piana, Firenze e, nelle giornate limpide, le colline oltre l'Arno.
Lungo i percorsi si incontrano anche testimonianze storiche e opere di valore artistico sparse nel bosco: è una montagna frequentata da secoli, non un'area selvaggia.
Quando andarci
La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori: temperature giuste e bosco al meglio. In estate conviene partire presto, perché la salita al sole della piana toscana è impegnativa anche su dislivelli modesti. In inverno le giornate limpide dopo un fronte di pioggia regalano la visibilità migliore in assoluto.
Il bosco che è stato piantato
Una cosa che sorprende chi ci cammina la prima volta è che gran parte della copertura boschiva del Morello non è spontanea: è il risultato di imponenti campagne di rimboschimento condotte nel corso del Novecento su versanti che erano stati spogliati dal pascolo e dal taglio. Ne restano segni evidenti, come i filari regolari di conifere che si incontrano su alcuni versanti, molto diversi dal bosco misto naturale.
È anche il motivo per cui il paesaggio cambia tanto passando da un versante all'altro: si attraversano zone di rimboschimento, lembi di bosco misto, prati aperti sui crinali.
Cosa si incontra lungo i sentieri
Oltre al bosco, il Morello conserva testimonianze storiche e opere di valore artistico sparse nel territorio: piccoli edifici religiosi, punti panoramici attrezzati, tracce di vecchi percorsi di servizio. Non sono monumenti da visita organizzata, ma appaiono lungo il cammino e danno il senso di una montagna abitata e usata da molto tempo.
Sul fronte naturalistico contano soprattutto le risorse idriche e l'ampiezza del patrimonio boschivo, che sono poi le ragioni per cui l'area gode del massimo grado di tutela regionale.
Con i bambini, o senza allenamento
Non serve essere escursionisti esperti: esistono percorsi brevi e a basso dislivello nella fascia bassa, che partono poco sopra l'abitato e danno comunque il panorama. Le cime più alte, dal Poggio all'Aia in giù, richiedono invece qualche ora e un minimo di allenamento. Come sempre, la scelta va fatta sulla cartografia escursionistica e non a occhio.
Dalla porta di casa
Per chi alloggia a Casa Lisi il Morello è il modo più semplice di aggiungere una mezza giornata all'aria aperta a una vacanza altrimenti tutta urbana. Si sale la mattina, si torna per pranzo, e il pomeriggio resta libero per Firenze.
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